Romeo cambia look…

“Romeo cambia look………”
Dott. Oscar Pellegrini – Dott.ssa Elisa Davini – Dott. Bruno Scotti
“Sono il gatto che va in giro da solo e per me tutti i luoghi sono uguali…” Sono le belle parole di E.Kipling, fotografia di un stato d’animo che affascina chiunque abbia un po’ di spirito felino nelle vene. Certo da qualche decennio le cose sono un po’ cambiate. Dai vicoli di periferia tanto romantici quanto umidi, l’ambientazione sempre più si è trasformata (e si sta ancora trasformando) in caldi appartamenti, morbidi sofà su cui Romeo può sprofondare abbandonandosi a coccole e tenere fusa. Questo per molti certo….ma non per tutti. Esiste ancora una popolazione di indomiti, ultimi romantici che, per sfortuna di nascita e non per scelta, si trova a dover sfidare le intemperie, la fame, le vessazioni e le malattie: è il popolo dei sinantropi. Sinantropi sono quegli animali che condividono lo stesso ambiente con l’uomo pur non essendo completamente domestici. Sono i moderni randagi, o gatti metropolitani, che per meglio sopravvivere, si riuniscono in gruppi più o meno numerosi, in un ambito territoriale ristretto, dove esistono fonti di cibo, solitamente fornito da persone amanti degli animali. Costituiscono insomma delle “famiglie” (…le colonie feline) dove possono aiutarsi l’un l’altro nella dura lotta per la sopravvivenza. All’interno della colonia i gatti vivono una vita collegiale ma sempre nel rispetto di quell’indipendenza che la loro specie impone, costituendo un’associazione di individui che si sostengono collettivamente, ma che permangono nella propria autonomia di fondo. Autonomia nell’alimentazione e nella caccia, ad esempio, autonomia nella decisione di abbandono della colonia o di permanenza. Al contrario l’allevamento dei cuccioli è un’attività che viene svolta in collettività, dando vita a vere e proprie nursery senza quel sentimento materno esclusivo che caratterizza altre specie (ovini e caprini ad esempio). I cuccioli crescono, giocano tutti assieme e vengono educati indifferentemente da ogni gatta. Diventano grandi ed imparano a cacciare ed a fuggire dai pericoli sviluppando sempre più i preziosi doni genetici dell’autonomia e della diffidenza, fino al momento in cui potranno scegliere: abbandonare la colonia (soprattutto nel caso dei gatti maschi, spesso messi in fuga da altri individui dello stesso sesso o spinti a cercare luoghi di maggiore abbondanza alimentare o, ancora, dal richiamo romantico di qualche femmina in amore) o rimanere e dare nuova prole ampliando il gruppo. In realtà nelle moderne colonie i maschi sono poco presenti. Esse risultano costituite soprattutto da femmine, che continuamente danno alla luce nuovi individui pronti a sfidare una vita che qualcuno definisce “sempre meno randagia”, ma che nessun gatto sicuramente definirebbe meno difficile. Sì, le colonie feline costituiscono forse l’ultima dichiarazione di orgoglio ed autonomia felina dall’uomo, l’ultimo baluardo capace di segnare ancora la differenza fra “gatto” e “cane” in fatto di indole domestica. Possono inoltre costituire un elemento di equilibrio dell’abitato rispetto all’invasione da parte
di specie meno gradite, come i topi. Sono pertanto istituzioni che una società civile deve considerare e rispettare nella loro dignità. E’ però necessario che tali colonie siano gestite, contenendone la proliferazione, in salute e pulizia, con una alimentazione idonea e in luoghi controllabili, evitando che i simpatici animali diventino troppo invadenti. Sul territorio troviamo spesso anche oasi feline : entità ben definite, delimitate o meno da una rete di protezione, fornite di cucce riparate, ciotole per il cibo, vaschette con sabbia per i “bisogni”, riconosciute dall’autorità, gestite da volontari di associazioni zoofile che provvedono al nutrimento dei gatti, alla pulizia, ai trattamenti sanitari. I servizi veterinari delle ASL, a seguito dell’emanazione della Legge 14 agosto 1991 n. 281 “ Legge quadro in materia di animali da affezione e prevenzione del randagismo ”, hanno il dovere del controllo demografico dei gatti liberi e devono provvedere alla loro sterilizzazione gratuita, nonché alla immediata reintroduzione nell’ambiente d’origine dopo l’operazione e la degenza. La cattura e la degenza post-operatoria (24 ore circa) non spetta alle ASL bensì alla buona volontà dei cittadini e delle associazioni per i diritti degli animali. Ai servizi veterinari delle ASL, compete inoltre, il controllo sullo stato di salute degli animali, con particolare attenzione alla prevenzione delle malattie trasmissibili all’uomo (zoonosi). Nell’ambito di queste attività è previsto anche il controllo sanitario e numerico dei gatti liberi. Nel territorio della ASL Versilia, il censimento e le sterilizzazioni dei gatti delle colonie feline è iniziato nel 1992. Il censimento, viene effettuato da personale del Servizio Veterinario della ASL a seguito di segnalazioni ricevute da cittadini che gestiscono gli animali e da volontari delle associazioni protezionistiche. Nel territorio della Versilia dall’inizio dell’anno sono state censite 52 nuove colonie. Lo scorso anno sono stati eseguiti 460 interventi chirurgici di sterilizzazione. Le sterilizzazioni, sulle femmine e sui maschi, eseguiti presso l’ambulatorio del Servizio Veterinario della ASL, hanno principalmente come scopo il contenimento numerico della popolazione felina libera, ma permettono anche una riduzione delle condizioni di disagio ai cittadini, causate dalle manifestazioni tipiche del “calore” (cosa che rimane certamente una “faccenda privata” tra gatti, se si escludono il prepotente marcamento olfattivo del territorio, il vagabondaggio del gatto maschio, quegli sgraziati concerti notturni e il mucchio di famelici gattini che ne deriveranno….). I gatti sterilizzati diventano meno aggressivi e più sedentari. Certo continuano a difendere il territorio da estranei, ma cessano quasi sempre di lottare per competizione sessuale e, di conseguenza, gli animali si presentano più tranquilli e meglio nutriti, privi di ferite e cicatrici a volte deturpanti. Risulta inoltre più bassa l’incidenza di investimenti stradali e meno frequenti sono le ripercussioni del nervosismo umano sul benessere degli animali. Insomma partendo dal rispetto e da una analisi seria delle soluzioni sarà più facile, adesso, essere una società civile e sarà più facile avviarsi ad una gestione civile delle risorse, degli ambienti e degli individui che condividono con noi questo suolo.
E Romeo……beh, Romeo forse abbandonerà un po’ l’aria da bullo, le serenate nei vicoli, le micette…… ma ci piacerà lo stesso e si sentirà, finalmente, un po’ più aristogatto

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