Un piccolo ospite arriva in casa

Un piccolo ospite arriva in casa – Dott. Oscar Pellegrini – Dott.ssa Elisa Davini – Dott. Bruno Scotti
“C’era una volta….. -Un re!- diranno i miei piccoli amici. No, c’era una volta un pezzo di legno…..” Ebbene signori stavolta la storia è ancora diversa: “C’era una volta un gatto……” Mica tanto grande anzi piccolissimo: un semplice micino tutto pelo e miagolii. Un cucciolo piccolo piccolo dagli occhi grandi, che guardano il mondo con irresistibile simpatia e spudorata curiosità. Non ce ne voglia il vecchio Geppetto ma questa è una storia diversa. Una storia più semplice ma non meno avventurosa, una cosa di tutti i giorni: è l’arrivo di un cucciolo nella nostra famiglia. La storia comincia sempre allo stesso modo, con la stessa festosa frenesia perché…..tutti vogliono un cucciolo! Tutti sono disposti a sciogliersi in tenere effusioni e dare sfogo a mimiche buffe e vocine in falsetto al momento di prenderlo in braccio ma poi…..beh! poi qualcosa di terribile ci blocca. E’ lo spaventoso pensiero che lui, il dolcissimo esserino, ben presto si trasformerà in un tremendo individuo di cui sobbarcarsi le cure. Visioni di montagne di obblighi e restrizioni alla nostra libertà (del tipo “in vacanza non sono più andato da 10 anni ma se volessi farlo d’improvviso?”….), prospetti di vallate di conti da veterinari sadici e pretenziosi, nottate insonni per gli striduli miagolii ed infine eccolo: l’incubo capace di disintegrare in un attimo tutti i nostri buoni propositi: l’immagine della devastazione in casa e degli odori persistenti. E mentre tutto questo passa veloce nei nostri occhi lui, il terribile flagellatore, del tutto ignaro ha già cominciato ad acciambellarsi ed a fare le fusa tra le nostre mani. Ma è davvero così difficile prendersi cura di un gatto? In realtà il nostro giovane amico, come accade spesso per gli esseri dotati, gode di una fama che esagera di molto gli aspetti negativi. Basta un po’ di buon senso ed equilibrio perché quella creatura che adesso ci ronfa delizioso in braccio rimanga un tenero compagno e non si trasformi in un distruttore di abitazioni. Alcuni consigli possono giovare a chi si avvicina per la prima volta al mondo animale, a chi ,abbandonati gli sciocchi luoghi comuni sull’opportunismo e la cattiveria di questa specie, voglia seriamente intraprendere la strada della corretta e serena convivenza, soprattutto adesso che con l’avvicinarsi della primavera si ripresenta il problema delle cucciolate di piccoli felini… Anzitutto il periodo sopra il quale è consigliabile adottare un gattino è tra le sei e le nove settimane di vita. Non prima cioè che la madre abbia potuto insegnargli i principi base della vita e ad essere un “gatto educato”. Giunti a casa il gatto dovrebbe avere un graduale contatto con il nuovo ambiente, questo per poter familiarizzare poco per volta con rumori ed odori a lui sconosciuti. A tale scopo lo si può inizialmente sistemare in una stanza con la cassetta igienica e le ciotole dell’acqua e del cibo. Queste vanno in genere poste distanti le une dalle altre in luoghi facilmente accessibili e dove il gatto non venga disturbato.
Nei giorni seguenti l’animale potrà, piano piano esplorare le altre stanze della casa. Bisogna tenere conto delle naturali tendenze esplorative dei gatti e verificare che la casa sia sicura, che non esistano vie di fuga né posti per nascondersi dal quale l’animale non possa essere tirato fuori facilmente. Attenzione anche a fili elettrici da mordicchiare o strappare, oggetti delicati che possano essere rotti e così via . Se vogliamo che il nostro nuovo amico diventi un buon gatto educato, se vogliamo che la sua presenza sia gradita a tutta la famiglia, deve sapere cosa ci si aspetta da lui e quali sono i comportamenti appropriati. Il gattino non dovrebbe ad esempio essere stimolato a giocare con le mani nude: questo per evitare atteggiamenti aggressivi verso il proprietario che potrebbero diventare molto fastidiosi da adulto; lasciamolo libero di giocare quanto vuole, ma sempre con oggetti inanimati. Il gioco,come per i bambini del resto, è un momento di importanza fondamentale: attraverso di esso si sviluppano sicurezza e si impara a comunicare e ad interagire, si inizia a riconoscere il linguaggio del corpo ed i segnali di comunicazione. Per diventare gatti amichevoli da adulti i gattini dovrebbero poi essere manipolati regolarmente, esposti a molte situazioni ma sempre in modo non traumatico: ricordiamoci che gattini che non hanno adeguatamente socializzato possono avere risposte indesiderate, dettate dalla paura o da un legame eccessivo verso le persone. “Insomma quante storie per un gatto…..” dirà qualcuno. In realtà chi lo dice starà, ancora una volta, semplicemente sbagliando favola. “Tutte queste storie”, in realtà sono una soltanto, la nostra: quella che è cominciata con “C’era una volta un gatto…” e che semplicemente vuole concludersi con “…..e vissero insieme felici e contenti

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