Quando Silvestro “chiude un occhio”…

Quando Silvestro “chiude un occhio”…… Dott. Oscar Pellegrini – Dott.ssa Elisa Davini – Dott. Bruno Scotti
Grande cosa essere gatto diceva qualcuno…..Certo essere “gatto” non è cosa da tutti. Il mitico animale ha sempre suscitato, in ogni cultura ed ambientazione storica, grandi sentimenti, talora molto diversi tra di loro: dalle rappresentazioni divine degli antichi egizi alla personificazione del male (…per quale “male” poi…), in un tempo peraltro non troppo lontano della nostra cultura. Gatti neri, parlanti e magici a cavallo di scope volanti, fedeli compagni di anziane signore in case di marzapane oppure gatti con stivali, eroi improbabili di mondi fatati o ancora gatti-pantere dalle fusa rombanti o ciechi compagni di volpi Collodiane, metafore di una vita tesa a farci divenire che ci conduca a diventare finalmente “bambini veri”… Una cosa è certa comunque: qualunque sia il ruolo che la nostra fantasia gli ha riservato, il gatto ha sempre suscitato sentimenti forti e senza compromessi, amore od odio: ad altre sfumature non si abbassa lo spirito felino. Ed allora a prevalere sarà l’amore quasi esagerato delle “gattare” oppure il disprezzo spudoratamente gesticolante di chi, ancora, identifica nel gatto nero il simbolo della sfortuna. O ancora “l’unico animale nato completo e orgoglioso”, per dirlo con parole di Pablo Neruda o un semplice “Opportunista d’evenienza” per chi meno ama il rischio. Comunque sia, il nostro leoncino casalingo non resta indifferente. I moderni proprietari di animali da compagnia lo apprezzano per la sua affettuosità compensata da un certo grado di indipendenza e da altre qualità innate come la pulizia, l’adattabilità, nonché la scarsa aggressività e semplicità gestionale. Da molti il gatto è infatti considerato meno impegnativo di un cane: ad esempio non deve essere condotto fuori più volte al giorno, sa rimediare da solo ad un pasto dimenticato o soffrire meno (almeno così si pensa…) per un’assenza prolungata del proprietario. Fatto sta che negli ultimi anni l’aumento del numero di gatti, soprattutto in ambito cittadino, è stato più che rilevante; questo è dovuto all’indole adattabile che lo porta a vivere anche in appartamenti di piccole dimensioni. Insomma alla cultura odierna piace il tipo di rapporto che il gatto instaura con l’uomo. Piace che le relazioni di tipo sociale verso la nostra specie si esprimano sia attraverso la manifestazione di comportamenti normalmente rivolti verso l’ambiente (come l’arrampicarsi sulle gambe, l’acciambellarsi sulle ginocchia e lo stirarsi in braccio) sia con la persistenza di comportamenti infantili come fare
le fusa, “il pane” o succhiare indumenti. Altri comportamenti traggono invece origine dalla sfera familiare come il leccare ed il porgere le prede. “L’amico a due zampe” non è generalmente considerato un cospecifico, infatti i rapporti che si stabiliscono tra esseri umani e gatti, sono in genere molto più stretti e più amichevoli di quanto possa verificarsi tra due gatti ed, anche questo, ci piace. Da non dimenticare poi che la stretta convivenza con l’uomo ha portato a modificazioni nel comportamento del gatto quali, ad esempio, una diminuzione dell’attività predatoria ed un aumento delle interazioni, più intense che allo stato selvatico, con i suoi simili e con le altre specie. Dunque il nostro Silvestro ha stretto una tregua con il piccolo uccellino giallo e vive sempre più di frequente ronfando felice sulle gambe della nonna ma…..anche se dorme un occhio è sempre aperto e fisso lì, sulla gabbia. Insomma il gatto possiede un innato desiderio di relazionarsi con altri individui è vero ma resta al contempo un animale territoriale ed un perfetto cacciatore solitario. Alcuni gatti sono indipendenti e mostrano scarso desiderio di contatti con l’uomo o con altri gatti (circa il 12% risulta resistente a qualunque tentativo di avvicinamento da parte dell’uomo), ma per altri l’amore e la convivenza hanno fatto la magia (…..senza scope stavolta!) facendo si che nei gatti di casa, il forte istinto predatorio fosse spesso rimpiazzato da una spiccata attitudine al gioco. Alle volte la convivenza uomo-gatto non è facile. Spesso i padroni lamentano alcuni “problemi comportamentali” del loro amico. I principali sono lo sporcare in casa, l’aggressività verso altri gatti e persone, il graffiare superfici inadeguate In realtà spesso non sono veri problemi disfunzionali, “di malattia” del gatto anche se vengono recepiti tali dal proprietario a causa del disagio che provocano. Spesso si tratta di problemi del comportamento materno, ad esempio legati all’introduzione di altri animali o ancora difficoltà ad instaurare legami affettivi con i proprietari ed infine disturbi legati a nervosismo ed ansia, evocati da stress e fobie varie. Allora tocca a noi, stavolta, tenere un occhio aperto sui bisogni effettivi del nostro amico, cercando di recepire in modo corretto i suoi segnali, nel rispetto, però, della sua indole orgogliosa e profonda, sciogliendo l’aggressività e trasformandola in morbide fusa. Sta a noi, insomma tenere un occhio aperto sul suo “essere gatto”, solo così forse, Silvestro ne chiuderà uno sul nostro “essere uomini”.

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